Dott. Massimo Zedda

Psicoterapeuta a Torino

Archivio mensile gennaio 2018

DiMassimo Zedda

Quale riordino della residenzialità psichiatrica?

Quale riordino della residenzialità psichiatrica? — Zedda M., Ferrero L. – Lavoro&salute, 2018: N° 1, 24 – 25. Scaricabile qui.

Intervista a Barbara Bosi, Psicologa-Psicoterapeuta, Presidente ALMM Onlus, sul riordino della residenzialità psichiatrica In Piemonte e sul Tavolo di Applicazione e Monitoraggio della alla D.G.R. 29 – 3944 Revisione della residenzialità psichiatrica del 19/9/2016 (Integrazioni a D.G.R. 30 – 1517 /2015)

L’Associazione per la Lotta contro le Malattie Mentali (ALMM) è stata fondata a Torino nel 1967 per combattere l’istituzione manicomiale e liberare i pazienti costretti in condizioni di vita disumane. Negli anni, in seguito all’approvazione della legge 180 e con la chiusura degli ospedali psichiatrici, il lavoro dell’Associazione si è focalizzato su coloro che patiscono un disagio psichico e sui loro famigliari, affinché ne sia garantita la dignità in quanto cittadini con pari diritti, la giusta collocazione nelle strutture di cura e sia dato loro un aiuto adeguato in un rapporto di dialogo e collaborazione con i servizi sanitari e le pubbliche amministrazioni.

  1. Da quando ALMM segue il riordino della residenzialità psichiatrica?

L’ALMM segue il riordino della Residenzialità Psichiatrica dal 2013. Il lavoro di riordino iniziò infatti durante la precedente legislatura e portò alla stesura di tre Delibere, che ricevettero parere favorevole dalla IV Commissione Consigliare. La fine anticipata della legislatura e l’insediamento della nuova Giunta nella primavera del 2014 ci vide da subito impegnati a chiedere di proseguire in quel che da molto tempo riteniamo essere un riordino fondamentale, ma nessun Tavolo venne organizzato dall’Assessorato alla Sanità per proseguire il dialogo con le parti sociali. Organizzammo un Convegno il 29 maggio 2015, “Psichiatria senz’anima” in cui intervennero tutte le parti coinvolte a vario titolo in Psichiatria e chiedemmo ancora una volta, pubblicamente, un confronto ed un dialogo. Garanzia di dialogo e confronto che ci venne data in quella sede.

Come tutti sappiamo, la DGR 30 di riordino della residenzialità venne approvata il 3 giugno 2015, quattro giorno dopo il Convegno, con la certezza che non sia stata scritta in quei 4 giorni ma che fosse ovviamente già stata elaborata, e approvata senza il confronto con alcuna parte sociale.

  1. Cosa è seguito dopo il respingimento dei ricorsi da parte del TAR?

 Dopo due anni e due sospensive date dal TAR alla DGR 30 e alla successiva DGR 29 per i danni gravi e irreparabili che potevano causare a pazienti e famiglie, il TAR ha poi respinto tutti i ricorsi nell’estate scorsa. La costituzione in Giudizio di tutte le ASL del Piemonte ha certamente rafforzato la posizione della Regione e favorito il respingimento dei ricorsi. Ha altresì trasmesso a pazienti e famiglie un messaggio forte: l’accoglimento della DGR 29 da parte delle ASL in modo favorevole.

Nel mese di ottobre è stato convocato il primo incontro del Tavolo di Applicazione e Monitoraggio della DGR 29, costituito con determina 868 del 22 dicembre 2016 a cui partecipano oltre alle Associazioni ALMM e DIAPSI (in rappresentanza di 20 Associazioni piemontesi) le Cooperative Sociali, il privato imprenditoriale, i Sindacati, l’Anci e i Consorzi.

  1. Quali sono funzioni e obiettivi del Tavolo?

 Durante il primo incontro del 16 ottobre l’Assessore alla Sanità ha affermato che il percorso di attuazione della DGR 29 riprende dal punto in cui era stato interrotto dai ricorsi al TAR del Piemonte.

Ha ribadito che i contenuti della DGR non sono in discussione e che al Tavolo potranno essere discussi i temi che ogni Ente/Associazione presente al Tavolo proporrà alla Direzione Sanità inerenti la applicazione della stessa.

È stato poi detto che sarebbe stato compito della Direzione Sanità organizzare un calendario di incontri raggruppando i temi proposti da ogni Ente, accorpando argomenti e/o interessi simili o comuni.

Le Associazioni hanno inviato un documento con alcune criticità e avuto un incontro per discuterle. Non è ancora stata fissata la prossima data di incontro del Tavolo, ma certamente le domande di accreditamento del gestori dovranno pervenire in regione entro l’8 dicembre.

  1. Quali saranno le conseguenze della applicazione della DGR 29?

 Oggi almeno 1000 pazienti psichiatrici piemontesi sono curati presso Gruppi Appartamento, che diverranno strutture residenziali SRP3 e che la nuova delibera individua come strutture non più sanitarie.

La finalità dei nuovi criteri di accesso alle strutture residenziali sarà di evitare inserimenti impropri, la valutazione multidisciplinare prevista dalla DGR 29 sarà determinante per il futuro dei pazienti: se per un paziente verrà individuata una struttura SRP3 (Gruppo Appartamento) come luogo idoneo, potrà configurarsi come una violazione al diritto alla cura essendo, questo, divenuto con la delibera a valenza socio assistenziale e non più sanitaria.

Inoltre per gli inserimenti nelle strutture SRP3 (Gruppi Appartamento) è prevista una compartecipazione alla spesa. Mille pazienti che fino ad oggi erano considerati come tali e cioè -come la legge dello Stato prevede-persone ammalate da curare, stanno per diventare “sani per delibera”: non avranno più diritto a cure gratuite ma dovranno pagare l’assistenza che verrà garantita loro. Le attuali Strutture Residenziali dovranno adeguarsi alla nuova delibera e molte di esse lo faranno richiedendo parte della retta giornaliera (60%) al paziente.

Se fino ad oggi il percorso di cura e recupero delle autonomie prevedeva una gradualità d’intensità di cura verso il miglioramento del paziente – strutture ad alta (Comunità di tipo A) media (Comunità di tipo B) e medio-bassa (Gruppi Appartamento) intensità riabilitativa totalmente a carico della Sanità Pubblica (per mezzo dei DSM) – oggi questo percorso si interrompe sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista riabilitativo.

Paradossalmente, mentre il paziente sta procedendo verso un miglioramento della malattia o una maggior autonomia, non solo dovrà iniziare a pagare il 60% della retta, ma troverà nella stessa sede di cura, rispetto oggi, una minor attività riabilitativa a fronte di una maggior assistenza (a pagamento).

Inoltre il personale previsto dalla Delibera all’interno delle strutture residenziali vedrà una forte riduzione di educatori e psicologi ed un significativo aumento degli OSS, con una duplice grave conseguenza:

  • la riduzione delle attività di cura e riabilitazione per i pazienti con incremento di funzioni di sola assistenza;
  • molti psicologi ed educatori delle strutture residenziali perderanno il posto di lavoro.
  1. Cosa succederà a queste figure professionali?

 I gestori delle strutture residenziali convenzionate da molto tempo segnalano che l’applicazione di questa DGR comporterà il licenziamento di molte persone per poter assumente personale OSS e per adeguare gli orari svolti dalle altre figure professionali agli standard della Delibera. Nessuna modifica è stata apportata fino ad ora per evitare questo altro danno che causerà l’applicazione della legge e sia le Cooperative che il privato imprenditoriale affrontano questa situazione con fatica e difficoltà. L’8 dicembre 2017 è il termine per l’accreditamento e adeguamento delle strutture residenziali convenzionate, con le ricadute conseguenti a livello occupazionale per gli psicologi ed educatori professionali.

  1. Al Tavolo è presente l’Ordine degli Psicologi?

 L’Ordine non è presente e non compare nell’elenco degli Enti nominati nella determina del 22 dicembre 2016.

  1. Attualmente quali sono gli spazi di azione per preservare i pazienti e l’occupazione degli operatori?

 Una azione concreta la sta da tempo compiendo il Consiglio Regionale, mozioni bipartisan pongono criticità della DGR 29 all’Assessorato alla Sanità e, ad esempio durante la IV Commissione Sanità del 27 novembre, sembra che alcune di queste criticità siano state discusse con maggior apertura da parte dell’Assessorato. Riteniamo che l’attuale Direttore alla Sanità, Dottor Renato Botti, stia accogliendo alcune delle osservazioni poste sia dalle parti sociali, sia dai Consiglieri Regionali con attenzione e questo ci fa sperare in una maggiore possibilità di confronto costruttivo con le istituzioni.

Le Associazioni intanto promuoveranno da gennaio una serie di incontri informativi aperti a utenti, famigliari ed operatori per informare il più possibile le persone sui tempi e i modi in cui la residenzialità psichiatrica si modificherà durante il prossimo anno.

Abbiamo anche messo a disposizione una mail dedicata per fornire risposte e costruire una rete informale ma solida tra tutti gli attori che, a vario titolo, saranno coinvolti dalla riforma:  infodgr29@gmail.com

 

Dott.ssa Lorena Ferrero

Psicologa e Psicoterapeuta Cognitiva, Terapeuta Sessuale, formata in EMDR.

Riceve su Torino.

www.studiopsicologotorino.it

info@studiopsicologotorino.it

 

Dott. Massimo Zedda

Psicologo e Psicoterapeuta presso il Centro Clinico Crocetta di Torino

Professore a contratto presso il Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Torino.

Docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva del Centro Clinico Crocetta di Torino

Esperto in sessuologia clinica

Collabora al progetto di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Torino, sulle molestie assillanti e comportamenti violenti

massimo@zedda.it

www.zedda.it

www.centroclinicocrocetta.it

DiMassimo Zedda

Lo stress in polizia: le strategie di coping e le differenze di ruolo e di genere.

Stress in polizia: Come evidenziato dalla ricerca di Cesana (2005), a seguito dell’interazione interpersonale frequente con cittadini/utenti, questa tipologia di lavoro ha le caratteristiche della ‘professione d’aiuto – HCP’ (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali…), ne condivide l’esposizione alla sofferenza umana ed alle situazioni problematiche sia economiche e sia umane, anche con episodi di violenza. Le ricerche di Gächter et al. (2009) e Collins e Gibbs (2003) sottolineano che l’esposizione ad eventi traumatici, alla violenza e sofferenza, sia un fattore distress in polizia.

 

Per leggere l’articolo pubblicato su www.stateofmind.it   vai…